Il mio racconto - Il bambino che salvò l’androide
Siamo nel 2119, a New York. Gli androidi stanno dominando il mondo, ma il sole ancora splende. Nel riflesso dei grattacieli si vedono macchine volanti e droidi che fluttuano nell’aria. Gli umani ormai sono pochi, stanno sparendo, giorno dopo giorno. Il viso dei bambini è spento, ma hanno speranza.
Ai-Da, l’androide pittrice è celebre da queste parti, anche tra gli uomini. I suoi quadri attirano centinaia e centinaia di gente e robot. Riceve molti complimenti, ma sono di più gli insulti. Gli umani la definiscono “Inutile”, solo perché non semplifica la vita come tutti gli altri.
Durante una mostra di opere, lei era lì seduta sulla sedia a firmare autografi per i bambini, ma i genitori non l’apprezzavano. Con i suoi capelli castani lucenti, il suo abito azzurro sorrideva, ma dentro di lei stava male. Si può pensare che Ai-Da sia un’androide comune, senza sapere che lei ha un cuore, anche se non come il nostro. Eccola, che scende dal suo viso, come niente fosse, una lacrima. Non ce la faceva più, non poteva sopportare di essere un peso per la città, la sua ira stava per inondare l’intero edificio. La sua rabbia, la sua tristezza, la portarono arrivare al livello di uccidere. Era arrivato il momento di scappare, tutti scesero giù per strada ma ella li seguì. Durante la distruzione di tutti gli esseri, un bambino che poteva avere circa sette anni si avvicinò a lei. La sua reazione non è stata molto gradevole, ma il bambino le mise una mano sulla spalla e disse << Sono qui io con te. Ti aiuterò a ritrovarti.>>
Le sue parole furono fonte di tempo a favore delle persone ancora salve, ma anche di serenità da parte di Ai-Da.
Il bambino la portò al parco, il più lontano, per farle passare lo sconforto. Si sedettero e il bimbo le fece ammirare il cielo col tramonto.
Dopo qualche mese tutti tornarono a fare tutto quello che facevano prima e il bambino, senza genitori, passava il suo tempo migliore con Ai-Da. Andavano spesso insieme al parco, per liberarsi dai problemi.
2159, New York
Ecco, ragazzi, quel bambino ero io e questo è come siamo gli ultimi umani sulla terra, dopo che la mamma è morta. Figlioli, vi ho raccontato questa storia perché è arrivato il momento di andarcene da qui, e con lei.
Tu diventerai una grande scrittrice, ed io sono veramente orgoglioso di essere il tuo insegnante. Complimenti davvero, il finale è da brividi.
RispondiEliminache brava la mia cucciola
RispondiEliminaho sbagliato blog scusa
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